FARLO SPESSO, FARLO BENE, FARLO MEGLIO. FARLO FRA DONNE. Si. VIAGGIARE.

 

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Non è la fiera dell’ovvio…e nemmeno dell’ambiguità (leggasi titolo sovrastante che potrebbe trarre in inganno😬!)

Tutti sappiamo che viaggiare aiuta lo spirito, migliora l’umore e lo stato di salute generale, apre la mente, rende più fiduciosi nell’umanità e in se stessi (migliorano le abilità di problem solving e si è maggiormente stimolati ad utilizzare le nostre sinapsi…che si attivano di più in ambienti nuovi che in schemi ripetitivi di uno stesso step di azioni abitudinarie)… ma non voglio parlarvi di questo, amici…anche perché forse, fra chi legge, c’è gente moooolto più “extratraveller” di me… e poi perché, ripeto… è un’ovvietà nota anche ai più ostici ai cambiamenti.

Ma il punto è proprio questo. 

Un viaggio porta sempre un cambiamento.

E ancora di più, lo porta se lo si fa fra donne.

Ora, cari maschietti, non sentitevi esclusi da questo articolo…la verità è che anche per voi e le vostre scorribande vacanziere, i viaggi tutti al femminile sono motivo di “conquista”(inteso nel senso di arricchimento del termine!…Mai nel senso maschilista) :

tutti conserviamo il ricordo di vacanze in cui comitive si incontravano e da cui nascevano storie da raccontare.

L’articolo di oggi nasce proprio per questo: vuole raccontare una storia.

La storia di quattro amiche, una terra selvaggia da visitare con rispetto, una sosta ad un cimitero fra due colline per salutare un’amica che non c’è più, strade chiuse e sensi invertiti, navigatori a cui affidarsi e in mancanza di questi, la gente del posto che ti apre la strada da percorrere.

Ognuna porta con sè il proprio bagaglio carico di scarpe, ricordi, borse e vestiti estivi, dolori e colpe da espiare; c’è chi si tormenta i capelli nel fantasticare su un amore mai nato, c’è la pragmatica del gruppo che non perde mai la calma, poi l’ipersensibile che percepisce le cose…e poi ci sono io, che scrivo per andare avanti.

Ma su questo torneremo più tardi.

Ci sono posti che da soli valgono il cammino, e in Italia abbiamo la fortuna dell’imbarazzo della scelta, ma il punto è sempre lo stesso: è il compagno di viaggio che può fare la differenza.

Ho molta fiducia nelle donne in questo: da sempre più efficienti nell’organizzazione, da sempre dalla storia scritta dagli uomini  ostacolate nel loro affacciarsi al mondo… anche se, da un po’ di tempo, quel senso di risveglio generale che ha scosso la gente  sulla tematica del femminile, ha fatto sì che per le strade del mondo, sempre più spesso giovani donne e non si incrociassero, mentre con occhi nuovi, da sole e senza uomini al seguito, se non per scelta, esploravano il mondo.

Sono anni che giro con donne e qualche vacanza con qualche ex fidanzato l’ho fatta pure…be’ credetemi, non c’è paragone: viaggiare con le amiche ti fortifica, apre la mente, ti consapevolizza nel tuo essere indipendente e salda nella tua posizione nel mondo, e contemporaneamente fa sì che tu sia pronta al cambiamento che inesorabilmente  continua.

Perché il cambiamento avviene…avviene sempre: dentro e fuori di noi.

Viaggiando lo si guida verso un’apertura che libera. Se sei donna, le amiche ti aiuteranno nell’esplorare tutti i posti che guarderai con occhi, cuore e testa. 

Imparerai a ritrovare te stessa in mille luoghi diversi; attraverso le risate di donne complici, tutto avrà un senso inaspettato.

Proprio come oggi, in una terra così vicina, che per troppo tempo ho visto solo con il mio punto di vista e che ora sto riscoprendo attraverso le sensazioni delle mie amiche:

Il profumo dei luoghi, la libertà di cambiare rotta e il non sentirsi mai sola nel farlo, pur trovandomi in un posto diverso da casa; una sosta in un luogo di pace dove riposa un’amica che amava la vita e che era qui ad aspettarci. Un cancro l’ha portata via troppo presto, il mio tempo con lei non è stato abbastanza e le mie compagne di viaggio mi hanno portato da lei.

Allora ho capito.

Viaggiando ho capito che tutto ha un senso: la diversità, i posti che sembrano sempre uguali, ma in realtà non lo sono mai, perché ogni cosa merita di essere vista secondo miliardi di punti di vista che ne fanno fiorire la bellezza, ogni sfumatura impreziosisce e non smetti mai di imparare, torni sempre cambiata e anche la morte, seppur riaffiorata solo in un ricordo, assume un senso affine al cambiamento.

Nessuno se ne va per sempre… la vita è solo un viaggio.

Un viaggio da fare con mille persone diverse, ma sempre con qualche amica sincera.

Partite, vedete posti nuovi, parlate con la gente, apritevi alla bellezza e aggiungete ogni volta un pezzo di storia da raccontare.

Siate coraggiose; e anche voi uomini, siate coraggiosi come le donne : non avremo un grande senso dell’orientamento, ma abbiamo il senso del cambiamento.

Forse…il segreto è tutto qui. 

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The FAm

#mangiascriviama

“Non ho l’età per amarti” …IN CINA.

Ho appena scoperto che in Cina le donne dopo i 27 anni vengono definite “DONNE DI RIMANENZA”.
E niente.
Cari “CHINAMEN” due cosette vorrei dirvi da parte di noi donne occidentali “avanzate”:
1- le donne sui 30-40 sono all’apice della loro libido;
2- anche di voi si dice che siate ipodotati ma non vi abbiamo mai definito “membri di rimanenza”;
3- non lamentatevi se un giorno le vostre “donne rimaste” si sveglieranno e inizieranno ad apprezzare gli uomini occidentali che, con le “rimanenze”…ci fanno la scarpetta! Che poi, si sa…è la parte migliore di ogni piatto mangiato.
Ah. Dimenticavo:
4- tanto siete tutti uguali. Noi “di rimanenza”, voi “USCITI DALLA FOTOCOPIATRICE”.

The FAm

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L’aMMore ai tempi di Alberto Angela

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Ok. Io ve lo dico.

Questo articolo potrebbe urtare la sensibilità di qualche maschietto. Ma è bene che qualcuno ve lo sbandieri in faccia, cari uomini:

NON POTRETE MAI ACCHIAPPARE FINTANTO CHE NELLE NOSTRE CASE COMPARIRÀ LUI: ALBERTO TESTORENANGELA.

Bello, colto, con una voce a metà fra un divo porno e il professore di cui tutte siamo state innamorate in adolescenza.

ALBERTO È SEMPRE ALBERTO.

È una certezza. Una colonna dei sabato sera d’estate con le repliche di Ulisse o gli speciali sulla gotta di re Enrico VIII piuttosto che sull’arricciacapelli di Mariantonietta di Francia mentre andava a fuoco la Bastiglia.

Il punto è che Alberto rappresenta quell’ideale di partner che ti piacerebbe trovare a casa vestito solo col grembiule e i guanti per lavare i piatti, con quella voce suadente che ti invita a levarti l’impermeabile fracico della solita giornata di m…a, e a benedire la Rai e tutti i canoni pagati fra un’imprecazione e l’altra, solo per avertelo fatto conoscere!

E poi, diciamoci la verità amici, sai che figurone a portarselo in giro, mentre fa sfoggio di tutta la sua cultura?

Di cosa si parla? Calciomercato? Lui ti farà un paragone con i gladiatori dell’Antica Roma che venivano osannati dalle folle esattamente come ora i campioni del calcio, ceduti a quello o quell’altro schiavista/allenatore, che ne avrebbe fatto, nelle proprie scuole di lotta, il più antico CR7 del Colosseo.

Si parla di Politica? Lui giù con la strategia di Otto Von Bismarck o con le abilità di condotta di Napoleone Bonaparte, o ancora con la Rivoluzione Francese ed il risveglio dello spirito nazionalista e via dicendo…

…insomma, non c’è scusa che tiene: ALBERTO ANGELA È IL PIÙ FIGO DI TUTTI.

Piace a chiunque: giovani, piccine, anziane, milf, trans, gay…ogni categoria, femminile e non, si sente ammaliata dal fascino della cultura e della bella presenza, esaltata da quell’allure di sapienza che, mostrata con umiltà, non umilia ma da sicurezza.

Ecco, forse questo dovremmo imparare da ALBERTO TESTORANGELA: il potere dell’educazione e della comunicazione garbata e atta alla conoscenza, non alla prepotenza o all’esibizionismo.

E sarebbe davvero bello se i giovani d’oggi, anziché ispirarsi a modelli ambigui come Fabrizio Corona o i vari tronisti del momento, avessero il suo poster o fossero suoi “follower” nello stile e nel modo di approcciarsi al mondo.

Che poi, detto fra noi…quale altro Figo ha fatto sì che una Diva come Beyoncé venisse bidonata per ottenere il Colosseo come location di un suo video, solo perché in quel momento serviva a lui e alla sua troupe?

Ragazzi, ve lo dico io:

ALBERTO ANGELA RULES!

The FAm

#mangiascriviama

Ciao Aretha! “I say a little prayer for you…”

IMG_1107Il mondo piange la scomparsa della “Queen of Soul”, colonna portante di una “rivoluzione nera” combattuta con musica e canzoni dai titoli roboanti come “Respect” “Think” (quest’ultima cantata anche nel film “Blues’ Brothers”).

Il punto non è solo la perdita di una delle più grandi interpreti del nostro tempo, ma anche del lasciarci di una donna-simbolo di coraggio, di rovinose cadute e splendide risalite sulla cima del mondo.

Non mi dilungherò sull’immenso vuoto che lascia la sua dipartita nel mondo della musica (oggi i social e i quotidiani on line ne sono, giustamente, pieni e certamente con pezzi scritti da personalità influenti e competenti!) ma su quello che ha rappresentato per le donne…be’ lasciate che spenda due parole.

D’altra parte il mio blog nasce da questa malsana idea: esprimere un’opinione nell’universo del web, senza alcuna pretesa di avere ragione (che da tempo immane si sa, è dei “fessi!” 😉 ) nè di credermi chissà chi, se non una donna con qualcosa da dire. Proprio come Aretha.

Ora, sorvoliamo sul fatto che lei riuscisse a dire la sua con una voce mastodontica per cui qualsiasi uomo non avrebbe resistito mai ad un suo “RESPECT”…detto con quella nota soul-black che riusciva a convertire  anche i più ottusi…quello è talento! Io mi limito a buttar giù due righe e a celebrarlo quel talento; da profana della musica, certamente da estimatrice, ma soprattutto da donna che non dimenticherà l’esempio di chi non ha mai smesso di crederci e combattere.

In che cosa?

Nella forza delle donne.

Aretha dovette affrontare una serie di lutti e perdite feroci: l’abbandono della madre a 6 anni, due gravidanze giovanissima (a 14 e 16 anni), un divorzio da un uomo violento che le spalancò il baratro dell’alcolismo, gli anni bui (artisticamente parlando) dei ’70, e l’ultima lotta che purtroppo non vincerà…ma combatterà con onore dopo una vita piena: quella col cancro al pancreas.

Una donna forte, vera, anti-razzista, paladina dell’uguaglianza e fonte di ispirazione per tanta gente, ma anche per così tanti giovani che, avvicinandosi al mondo della musica, oggi per lo più dominato da lobby e da strategie di mercato (e non da personalità competenti e realmente interessate ai talenti)  hanno  fatto di lei un modello a cui ispirarsi e per cui non arrendersi:

non importa che tu sia bianco o nero, uomo o donna, rockettaro o pop, indie o lirico…canta. Esci per strada e canta con tutta la forza che hai e insegui un sogno nel nome di un “respect” che inizia prima di tutto da te stesso e da quello che ami.

non importa che tu sia stonato o intonato, o che tu (come Aretha) abbia paura di volare o di cadere…fai quella cosa che ti fa sentire vivo e che può cambiare il corso delle cose. Proprio come 50 anni fa a Memphis,  dove una ragazza di colore affrontava il mondo fuori, pieno di cattiveria, ambiguità e codardia, a suon di canzoni gospel, R’& B e soul.

E il bello è che vinceva sempre.

Ciao Aretha :)…

…”I say a little prayer for you”.

The FAm

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“FATE QUALCOSA” (cit. univerale)

“FATE QUALCOSA” (cit. universale)

E adesso?

Ci troviamo di fronte l’ennesima tragedia che si sarebbe potuta evitare e, mentre la politica inveisce, sbraita, fa annunci eclatanti che decantano gesta rivoluzionarie (dalla presa di Atlantia/fortezza dei Benetton al ripescaggio di dichiarazioni ancestrali di sedicenti politicanti…)…il dolore di chi in quel “disguido strutturale” ha perso un fratello, un figlio, un marito, una compagna, una madre…si disperde nell’aria di parole, lacrime e urla che dureranno il tempo di trovare “qualcos’altro di cui sparlare”.
Siamo in Italia, gente. Qui i ponti crollano, le voragini si aprono nelle strade e le case si frantumano. La classe dirigente ci specula e la politica cavalca l’onda (nel bene e nel male!). Ma è anche vero che siamo in Italia, gente. E qui, il “FACCIAMO QUALCOSA” lo realizzano uomini e donne, spesso volontari, che a mani nude, quando i mezzi o la speranza generale spesso latitano…scavano e non si arrendono.
Sono loro quello che mi da fiducia ancora nell’uscire di casa e affrontare il mio paese, anche solo nel semplice gesto di infilarmi in macchina, mettere la prima e attraversare un ponte sulla cui costruzione so poco (qualità dei materiali, stato del terreno, manutenzione ridotta ai minimi termini)…c’è un altra Italia, gente. Che non rimugina sul passato, ma salva il presente. Di tutti.

The FAm

#mangiascriviama

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