Ciao Aretha! “I say a little prayer for you…”

IMG_1107Il mondo piange la scomparsa della “Queen of Soul”, colonna portante di una “rivoluzione nera” combattuta con musica e canzoni dai titoli roboanti come “Respect” “Think” (quest’ultima cantata anche nel film “Blues’ Brothers”).

Il punto non è solo la perdita di una delle più grandi interpreti del nostro tempo, ma anche del lasciarci di una donna-simbolo di coraggio, di rovinose cadute e splendide risalite sulla cima del mondo.

Non mi dilungherò sull’immenso vuoto che lascia la sua dipartita nel mondo della musica (oggi i social e i quotidiani on line ne sono, giustamente, pieni e certamente con pezzi scritti da personalità influenti e competenti!) ma su quello che ha rappresentato per le donne…be’ lasciate che spenda due parole.

D’altra parte il mio blog nasce da questa malsana idea: esprimere un’opinione nell’universo del web, senza alcuna pretesa di avere ragione (che da tempo immane si sa, è dei “fessi!” 😉 ) nè di credermi chissà chi, se non una donna con qualcosa da dire. Proprio come Aretha.

Ora, sorvoliamo sul fatto che lei riuscisse a dire la sua con una voce mastodontica per cui qualsiasi uomo non avrebbe resistito mai ad un suo “RESPECT”…detto con quella nota soul-black che riusciva a convertire  anche i più ottusi…quello è talento! Io mi limito a buttar giù due righe e a celebrarlo quel talento; da profana della musica, certamente da estimatrice, ma soprattutto da donna che non dimenticherà l’esempio di chi non ha mai smesso di crederci e combattere.

In che cosa?

Nella forza delle donne.

Aretha dovette affrontare una serie di lutti e perdite feroci: l’abbandono della madre a 6 anni, due gravidanze giovanissima (a 14 e 16 anni), un divorzio da un uomo violento che le spalancò il baratro dell’alcolismo, gli anni bui (artisticamente parlando) dei ’70, e l’ultima lotta che purtroppo non vincerà…ma combatterà con onore dopo una vita piena: quella col cancro al pancreas.

Una donna forte, vera, anti-razzista, paladina dell’uguaglianza e fonte di ispirazione per tanta gente, ma anche per così tanti giovani che, avvicinandosi al mondo della musica, oggi per lo più dominato da lobby e da strategie di mercato (e non da personalità competenti e realmente interessate ai talenti)  hanno  fatto di lei un modello a cui ispirarsi e per cui non arrendersi:

non importa che tu sia bianco o nero, uomo o donna, rockettaro o pop, indie o lirico…canta. Esci per strada e canta con tutta la forza che hai e insegui un sogno nel nome di un “respect” che inizia prima di tutto da te stesso e da quello che ami.

non importa che tu sia stonato o intonato, o che tu (come Aretha) abbia paura di volare o di cadere…fai quella cosa che ti fa sentire vivo e che può cambiare il corso delle cose. Proprio come 50 anni fa a Memphis,  dove una ragazza di colore affrontava il mondo fuori, pieno di cattiveria, ambiguità e codardia, a suon di canzoni gospel, R’& B e soul.

E il bello è che vinceva sempre.

Ciao Aretha :)…

…”I say a little prayer for you”.

The FAm

#mangiascriviama

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